martedì 10 febbraio 2015

Foie gras: un'usanza barbara

Il foie gras (letteralmente “fegato grasso”) è il fegato malato di un’oca o di un’anatra che è stata sovralimentata forzatamente, più volte al giorno, per mezzo di un tubo metallico, lungo 20-30 cm, infilato in gola e spinto giù fino al raggiungimento dello stomaco. Per costringere il suo organismo a produrre il foie gras, l’animale deve ingerire un’enorme quantità di mais in pochi secondi. Questo comporta l’aumento delle dimensioni del fegato quasi di dieci volte superiore rispetto a quelle normali e lo sviluppo di una malattia nell’animale: la steatosi epatica.

Se l’animale cerca di divincolarsi quando il tubo gli viene inserito in gola, o se il suo esofago si contrae per conati di vomito, rischia il soffocamento e la perforazione del collo che gli sarà fatale.
L’inserimento del tubo comporta lesioni con conseguenti infezioni e dolorose infiammazioni. La squilibrata e forzata sovralimentazione causa frequentemente malattie dell’apparato digestivo, potenzialmente fatali.
Subito dopo ogni sessione di alimentazione forzata, l’animale soffre di dispnea e diarrea. L’allargamento del fegato comporta difficoltà respiratorie e rende doloroso qualsiasi movimento.
Il ripetersi di questo trattamento porta alla morte dell’animale alimentato forzatamente. Questi volatili vengono macellati prima che muoiano per queste conseguenze. In ogni caso, gli animali più deboli sono già moribondi al momento dell’arrivo nella stanza da macello, mentre molti altri non arriveranno neanche a quel momento: nel periodo di alimentazione forzata, il tasso di mortalità delle anatre è da dieci a venti volte superiore al normale.

Sofferenza concentrata

La violenza insita nella produzione del foie gras basterebbe a giustificarne l’abolizione. Comunque, per la maggior parte di questi animali il calvario non si limita alla brutalità dell’alimentazione forzata. A molti viene amputata parte del becco, senza anestesia, con pinze o forbici.
La natura delle anatre è di trascorrere gran parte della loro esistenza in acqua. In questi “allevamenti”, molti volatili vengono tenuti prima in capannoni, poi in gabbie dove si feriscono le zampe che appoggiano su una serie di fili metallici. Le gabbie sono così piccole che gli animali non possono nemmeno girarsi su loro stessi, tantomeno assumere una posizione eretta o battere le ali. A molti di quelli che sopravvivono fino al macello si spezzano le ossa durante il trasporto e mentre vengono maneggiati. Quindi vengono appesi a testa in giù per essere fulminati con l’energia elettrica, per poi essere sgozzati. Le anatre femmine vengono macellate vive o asfissiate brevemente con il gas dopo la covatura, perché i loro fegati hanno più vene di quelli dei maschi.

Piacere per alcuni, sofferenza per altri

Come può il banale piacere di mangiare il suo fegato giustificare l’imposizione di un’esistenza così orribile ad un essere senziente che, come noi, prova dolore e angoscia? Solo il fatto che appartiene ad un’altra specie ci dà il diritto di rimanere sordi nei confronti della sua sofferenza e muti di fronte a questa schiavitù immorale?
Esistono delle leggi che proteggono gli animali dalle torture e dalle crudeltà. Queste leggi vengono deliberatamente ignorate quando ogni anno 30 milioni di animali vengono utilizzati per il foie gras, soprattutto in Francia. Si dice che la “sofferenza necessaria” è accettabile. In realtà, il consumo di questo prodotto è assolutamente non necessario. Nessuno, nemmeno chi trae profitto da questo commercio, oserebbe affermare il contrario.
Mentre per il consumatore il prezzo al chilo del foie gras continua ad abbassarsi, gli animali, i cui corpi vengono straziati deliberatamente, pagano a caro prezzo.
Anche la Francia sta pagando a caro prezzo il foie gras, dal momento che è vista come una nazione reazionaria a confronto di quei Paesi che ne hanno bandito la produzione. Non è incredibile che un’usanza barbarica come conficcare un imbuto o una pompa pneumatica nella gola di un animale in gabbia sia considerata una tradizione d’elevata cultura?

Bandire il foie gras: verso una produzione alimentare etica

Riconoscendo che la realizzazione del foie gras si basa su una totale negazione dei diritti degli animali utilizzati per la sua produzione:
  • Chiediamo a coloro che alimentano forzatamente oche e anatre di fermare questa pratica abusiva. Il fatto che non intendano fare del male a questi animali non riduce la sofferenza che comunque provocano loro. Chiediamo a chiunque tragga profitto dal foie gras, senza nessuna considerazione etica, di cessare la sua partecipazione a questo business malato.
  • Chiediamo a chiunque tragga profitto dal foie gras, senza nessuna considerazione etica, di cessare la sua partecipazione a questo business malato.
  • Chiediamo alle autorità scientifiche e veterinarie a cui sta genuinamente a cuore il benessere degli animali di denunciare coraggiosamente, nonostante la pressione politica ed economica, gli attuali metodi di produzione del foie gras.
  • Chiediamo ai nostri giudici di ricordare che esistono delle leggi finalizzate a limitare la sofferenza che può essere inflitta ad un essere senziente, e che, di conseguenza, la produzione del foie gras è illegale.
  • Chiediamo ai nostri politici di legiferare al fine di bandire questa pratica per sempre.
In qualità di consumatori determinati a “servire l’etica” a tavola, e coscienti del fatto che questa sofferenza esiste unicamente per soddisfare le nostre papille gustative, ci rifiutiamo di comprare e consumare questi fegati malati di animali torturati.

giovedì 5 febbraio 2015

L'amaranto


L'amaranto è una pianta antica originaria del centro America, considerata sacra da Inca e Aztechi.
I suoi semi sono commestibili e usualmente consumati in maniera simile ai cereali, non facendo però parte della famiglia delle Graminacee, non può ( botanicamente parlando ) essere considerato un cereale. Questa pianta è diventata un incubo per le coltivazioni di Soia Ogm Monsanto per via della sua capacità di resistere al potente erbicida Roundup. L'amaranto infatti invade le coltivazioni e in alcuni casi arriva a provocare la perdita del raccolto.
L'amaranto è ricco di proteine, 100g di prodotto possono contenere fino a 16g di proteine con elevato valore biologico. Rispetto ai cereali infatti contiene il doppio di lisina, un amminoacido essenziale importante perchè precursore di una importante vitamina, la niacina.

Grazie all'elevato contenuto di fibre, ha un effetto positivo sulla digestione e sul ricambio. Essendo privo di glutine è indicato per l'alimentazione di chi è affetto da celiachia o ha problemi intestinali, ma anche ai bambini nel periodo dello svezzamento. È convenientemente usato spesso come base per le pappe dei bambini o come ingrediente pregiato di minestroni di verdura per convalescenti ed anziani.
L'amaranto ha un buon contenuto di calcio, di fosforo, di magnesio e di ferro ma nonostante queste caratteristiche le sue potenzialità nutrizionali vengono particolarmente compromesse dal suo elevato contenuto di ossalato di calcio. L'ossalato di calcio è un sale insolubile che tende a precipitare sottoforma di cristalli e ad accumularsi nelle vie urinarie, è considerato un fattore antinutrizionale poichè si combina con diversi minerali formando dei sali che impediscono l'assorbimento di alcuni nutrienti (ferro, magnesio e soprattutto il calcio). Per questi motivi viene sconsigliato il suo consumo regolare e in particolare da parte di soggetti affetti da calcolosi.


sabato 24 gennaio 2015

Come cucinare il Tofu

TOFU FRITTO, ROSOLATO, STRAPAZZATO O IN SALSA
 

Ci sono molti modi di usare il tofu assieme alle verdure cotte. Imparando la tecnica cinese della rosolatura potrete arricchire di nuove dimensioni il vostro repertorio di cucina. Se rosolate i cibi con dell'olio che è stato appena usato per friggere il tofu aggiungerete sapore e profumo anche alle preparazioni più semplici. 

TOFU FRITTO
Sebbene nella maggior parte dei negozi che vendono il tofu si possano trovare tre tipi di tofu fritto, è possibile fare il tofu fritto anche in casa. La tecnica della frittura a immersione, una delle arti gastronomiche che sono state elevate a vette sublimi dai giapponesi, costituisce un intero mondo a sé, con sapori deliziosi e delicati, e consistenze leggere e croccanti.
Imparare a preparare cibi ben fritti a immersione è piuttosto facile, una volta che siete riusciti a padroneggiare i principi di base.
Questo sito contiene delle ricette che utilizzano nove metodi differenti, anche se strettamente collegati, per friggere il tofu a immersione, elencati qui secondo la facilità di preparazione:
1) senza panatura o pastella;
2) impanato in kudzu in polvere (arrowroot giapponese) o amido di mais;
3) impanato in pane grattuggiato, briciole di pane, farina di frumento o di mais;
4) immerso in una pastella non troppo densa di polvere di kudzu (o di amido di mais) e acqua;
5) immerso in una pastella per tempura. 


La frittura a immersione
Anche se la frittura a immersione nel grasso è una tecnica conosciuta da lungo tempo nella cucina occidentale, non ha mai raggiunto il grado di popolarità o di arte che ha invece in Oriente, e soprattutto in Giappone. La frittura a immersione è comune nella cucina tipica giapponese quanto la cottura in forno in occidente, e inoltre è più veloce e usa molto meno combustibile. In pochi minuti soltanto, trasforma le più semplici verdure crude, i pezzi di tofu e persino gli avanzi in creazioni meravigliose.
L'arte della frittura a immersione si pratica con gioia, e fortunatamente uno dei modi più facili per cominciare a impararla è quello di preparare il vostro tofu fritto in casa.
Per i giapponesi, che mangiano ancora pochissima carne, i fritti rappresentano un alimento molto saporito e una fonte di importanti olii (insaturi).
Alcuni occidentali hanno ancora l'idea che i cibi fritti a immersione siano necessariamente "unti", mentre altri sono convinti che scaldare l'olio ad alta temperatura danneggi il suo valore nutritivo. Eppure chiunque abbia vissuto in Giappone o mangiato i tempura sa che la frittura a immersione può produrre cibi decisamente croccanti e leggeri. E mantenere l'olio alla giusta temperatura, di circa 180- 200 gradi, garantisce la conservazione delle sue proprietà benefiche.
In Giappone le parole ageru, che significa "friggere a immersione", e agé-mono, che significa "fritti", rappresentano le fondamenta di questo vasto mondo. La forma più semplice di frittura a immersione è chiamata kara-agé, o "frittura senza panatura o pastella". I tre tipi di base di tofu fritto vengono preparati in questo modo.
Dopo aver imparato bene questa tecnica, non dovreste avere difficoltà nel preparare dei buoni tempura croccanti.
Se desiderate aggiungere la frittura a immersione come parte permanente del vostro repertorio di tecniche gastronomiche, dovete cominciare con gli utensili adatti.
La cosa più importante è la pentola per la frittura.
Mentre molti occidentali usano una padella pesante da 3 o 4 litri, o una friggitrice elettrica, la maggior parte dei giapponesi usa un wok o una padella a fondo spesso alta circa 5-6 cm. e del diametro di 25-30 cm.
Per ottenere i risultati migliori, usate semplicemente un olio vegetale.
I maestri giapponesi del tofu preferiscono l'olio di ravizzone, ma molti laboratori del tofu in occidente usano l'olio di soia o l'olio di cotone.
Alcuni chef specialisti di tempura preferiscono una miscela specifica di olii.
Se aggiungete a uno degli olii di base menzionati sopra una proporzione del 10-30% di olio di sesamo, darete ai cibi un delizioso gusto di noce.
Altre combinazioni popolari sono: arachidi e mais (70%) con olio di sesamo (30%); arachidi (75%), sesamo (20%), e oliva (5%); cotone (85%), oliva (10%), e sesamo (5%).
La cosa più importante nella frittura a immersione è mantenere l'olio alla temperatura giusta (circa 200 gradi centigradi).
All'inizio può essere più facile controllare la temperatura con un termometro apposito.
Gli chef più esperti valutano la temperatura dell'olio dal suo aspetto, dall'aroma, e dal leggero rumore frusciante che produce. Se l'olio comincia a fumare, è troppo caldo. Scaldare eccessivamente l'olio gli accorcia la vita: i giapponesi dicono che "lo stanca" -- e dà anche un cattivo sapore al cibo che vi viene cucinato.
Gli esperti di tempura lasciano cadere una goccia di pastella nell'olio per saggiarne la temperatura: se la pastella affonda leggermente, poi torna subito in superficie e diventa ben dorata in circa 45 secondi, la temperatura è perfetta.
Se la pastella cade sul fondo e risale in superficie solo molto lentamente, l'olio non è abbastanza caldo; se rimane in superficie e balla furiosamente, l'olio è troppo caldo.
L'olio troppo caldo comincia a fumare...brucia la pastella... mentre quello troppo freddo non potrà dare fritti croccanti.
Potete conservare le briciole di pastella fritta estratte dall'olio, mettendole sopra della carta assorbente da cucina o un grosso colino, e usarle in seguito per insaporire zuppe, insalate, verdure stufate, minestre di tagliolini o altri piatti a base di cereali.
Per servire il tofu e gli altri cibi fritti al massimo del gusto e della croccantezza, friggeteli appena prima di andare in tavola, preferibilmente dopo che gli ospiti si sono seduti a tavola.
Se avete molti ingredienti da friggere e volete servirli tutti insieme, tenete i pezzi già fritti in forno a 150 gradi circa.
 

Suggerimenti per servire il tofu in padella 
Tofu nei piatti fritti alla messicana: provate il tofu (pressato, poi schiacciato o sbriciolato) nelle tortilla croccanti, nelle tortilla al forno, con i peperoncini ripieni alla messicana, o con i fagioli fritti. Rosolate il tofu nell'olio e insaporitelo con lo shoyu e la polvere di peperoncino. 
Tofu e patate fritte: mescolate il tofu ben pressato e schiacciato quando preparate le frittelle di patate, o le patate in padella. 
Tofu fritto accompagnate da salse: friggete nell'olio delle fettine di tofu ben pressato finché sono ben dorate. Servite con una delle salse seguenti: ai funghi, al pomodoro oppure salsa bianca al miso e limone.  

TOFU AL FORNO
Il tofu può essere usato con risultati eccellenti nelle ricette al forno di tutti i paesi del mondo. Si sposa particolarmente bene con tutti i cereali. Spesso i giapponesi fanno rosolare e condiscono le verdure con un po' di shoyu o miso (e dolcificante) prima di aggiungerle ai piatti di tofu al forno, per dare un gusto più ricco e deciso.
Usate sempre il tofu sodo o pressato negli stufati in cui volete una consistenza soda o leggermente asciutta.
 

IL TOFU NELLE MINESTRE
Il tofu fresco aggiunge sapore, proteine e corposità a quasi tutte le minestre. Tagliato a cubetti, sbriciolato, affettato sottilmente, o sotto forma di polpettine, è meglio aggiungerlo alla minestra 1 o 2 minuti prima della fine della cottura. (Se viene cucinato troppo a lungo o a fiamma troppo alta, il tofu perde la sua morbidezza). Usate circa 80 gr. di tofu a testa.
In alcune ricette al posto del tofu normale si possono usare il tofu morbido, tofu fritto, grigliato o congelato, o anche yuba.


Minestre di tipo occidentale

Alcune delle zuppe occidentali che secondo noi si sposano meglio al tofu sono quelle di cipolle, di pomodori, di funghi, di verza, di zucchine o di zucca, di fagioli, di piselli secchi, e di lenticchie.
Si otterranno un gusto e una consistenza migliori aggiungendo alla zuppa al tofu anche una piccola quantità di miso o shoyu, e forse un po' di lievito alimentare il scaglie.
 

IL TOFU IN PANINI E TOAST
I panini al tofu possono essere usati come piatto principale per un pranzo veloce, ricco di proteine e con poche calorie. Le fettine sottili di tofu pressato rappresentano per un panino l'equivalente di una fetta sottile di formaggio non molto stagionato (tipo sottiletta). La morbidezza del tofu si sposa particolarmente bene con il pane integrale croccante, e i condimenti migliori sono a base di miso o shoyu. A causa della complementarietà delle proteine, servire il tofu insieme al pane integrale può portare ad un aumento della quota proteica anche del 42%.

Fonte: file emule di Parama Karuna

lunedì 5 gennaio 2015

Realizzare un puff con delle bottiglie di plastica



Che si tratti del latte in bottiglia o di qualsiasi altra bibita, molto spesso ci capita di avere in casa numerose bottiglie e di non sapere come riciclarle. Io un'idea ce l'ho, perchè non si deve mai buttare via niente!!!

Occorrente:

Bottiglie vuote (come per tutti gli altri materiali il numero varia in base alle dimensioni che volete dare al vostro puff)
Cartone
Carta pellicola
Nastro adesivo
Qualche foglio di ovatta per imbottitura
Stoffa per rivestire il puff

Unite tutte le bottiglie in forma circolare o quadrata (come più vi piace), fissatele con del nastro adesivo e copriteli all'estremità superiore e inferiore con due dischetti di cartone della stessa misura. Coprite il tutto con della carta pellicola, a questo punto sempre aiutandovi con del nastro adesivo iniziate ad applicare i fogli di ovatta allo scheletro del puff (più ovatta mettete e migliori saranno i risultati).
Il puff è quasi pronto: ricopritelo con la stoffa e voilà! Semplice da realizzare, ma molto bello da guardare!!!

Buon riciclo

domenica 21 dicembre 2014

Spagnetti aglio, olio e peperoncino


Ingredienti: (per 4 persone)

- 300 gr. di spaghetti
- 2 spicchi d'aglio
- 1 peperoncino piccolo
- 1 mazzetto di prezzemolo
- Brodo vegetale
- Olio extravergine di oliva

Mettete a cuocere gli spaghetti in una giusta quantità di brodo. Contemporaneamente fate soffriggere in olio gli spicchi d'aglio leggermente schiacciati, dopo qualche minuto aggiungete anche il battuto del prezzemolo (lasciandone un pò da parte) e il peperoncino spezzettato. Quindi lasciate ancora qualche istante ad insaporire a fiamma molto bassa. Scolate gli spaghetti ben al dente, versateli nel condimento mischiando e lasciate insaporire solo qualche istante. Servite ben caldo aggiungendo all'ultimo momento un pò del battuto di prezzemolo rimasto.

giovedì 7 marzo 2013

Detossificazione


Detossificazione è quel meccanismo attraverso il quale il corpo elimina tossine cioè le porta fuori attraverso gli organi emuntori. Quindi ogni fenomeno di eliminazione porterà con sé un sintomo che non bisogna assolutamente fermare, è l’inizio della guarigione. Mi spiego meglio.Tutte le cellule del nostro corpo sono immerse in un liquido chiamato tessuto connettivo. E’ un tipo di tessuto che provvede al collegamento, al sostegno, al nutrimento dei tessuti e dei vari organi quindi fra cellule, muscoli, ossa, pelle ecc..Questo tessuto connettivo lasso è omogeneo e liquido di 16-18 litri, presente ovunque nel nostro corpo. Attraverso esso avvengono il passaggio dei nutrienti, l’eliminazione delle scorie metaboliche, la trasmissione degli impulsi nervosi, il passaggio degli ormoni. Le più importanti funzioni avvengono grazie a questo tessuto.Se questo si sporca, intossicandosi non possono che nascere problemi per l’organismo, quindi c’è la necessità di mantenere il più pulito possibile questo liquido.Una persona in buona salute dovrebbe riuscire a depurarsi adeguatamente.Gli organi emuntori sono quelli deputati alla eliminazione dei materiali di rifiuto e sono reni e vie urinarie-fegato e vie biliari-intestino-polmoni-pelle. Quand’è che arrivano i problemi? Quando il carico delle tossine supera la capacità di questi organi di eliminarle producendo accumulo.Questo succede quando s’introduce più cibo del necessario, quando si segue uno stile di vita sregolato, quando c’è stress, quando non ci si muove abbastanza, è a questo punto che gli organi emuntori vengono sovraccaricati di tossine, detriti acidi che provengono dal catabolismo cellulare (la cellula nasce cresce si nutre respira ed elimina scorie) e radicali liberi. Questi si accumulano sotto forma di sostanze gelatinose oppure cristalli o colle che si sommano a quelle che noi introduciamo dall’esterno (esogene). Le sostanze gelatinose sono le colle, insolubili nei liquidi e sono viscose come muco e catarro e si eliminano attraverso il fegato, l’intestino, le ghiandole sebacee e feci.Quando questi organi non ce la fanno a smaltire da soli tutte queste tossine, le vie respiratorie fungono da mezzo di supporto per l’eliminazione, attraverso per esempio un bel raffreddore o tosse catarrale. Sapendo questo chi di voi se la sente di fermare questo vitale processo? Ebbene la nostra medicina ufficiale fa proprio questo, proponendo i farmaci. Le patologie correlate la medicina le ha messe sotto questi nomi: bronchite, asma, sinusite, acne, seborrea, eczemi grassi, ecc ecc.., ma la genesi, la causa è sempre uguale per tutte.Un eccesso della formazione di queste colle o gel può dipendere per esempio da. un eccesso di cereali raffinati (pane pasta dolci pizza) di zuccheri e grassi. I cristalli invece sono depositi solubili nei liquidi e vengono drenati attraverso i reni (urina) e le ghiandole sudoripare (sudore).L’accumulo dei cristalli deriva dalle proteine (carne pesce formaggi uova latte e latticini). I detriti invece provengono da alimenti acidi cioè che lasciano un residuo secco, ricco di fosforo e cloro quindi catabolismo delle proteine animali, carboidrati raffinati, grassi saturi, farmaci, ormoni, scorie della vita cellulare, sovraffaticamento fisico. Nei muscoli vengono prodotti dei metabolici acidi quali: acido lattico, piruvico anidride carbonica, stress con produzione di cortisolo ormone altamente immunodepressivo. Il tessuto connettivo passa da una condizione di gel (pieno di tossine) ad una di sol (cioè più liquido e più pulito) durante la notte ne abbiamo già parlato.  In caso d’incapacità dell’organismo di eliminare completamente i residui acidi, si và incontro a situazioni acute o croniche di acidosi tissutali. Tutti gli acidi sono irritanti e aggressivi, richiedono all’organismo grandi quantità di ossigeno e sali minerali che vengono presi dai tessuti e dalle ossa, così questi andranno in carenza. Ecco perché ci sono i dolori le infiammazioni perché le ossa e i tessuti cedendo i sali minerali per una giusta causa diventano più fragili e più deboli. L’acidità tissutale comporta dilatazione delle pupille, perdita degli enzimi digestivi, digestione irregolare, diminuzione della lacrimazione, diminuzione della peristalsi, aumento della stipsi, aumento della frequenza cardiaca, tendenza all’iperglicemia e alla carie, paradentosi, osteoporosi, tendenza ai crampi, tendenze alle emicranie, ipercolesterolemia. Da qui alcune patologie: esofagite peptica, gastrite acida, ulcere gastriche e duodenali, disfunzioni epato biliare con flatulenza, sensazione di pienezza e di gonfiore dopo il pasto, costipazione, malattie reumatiche, gotta, disfunsione renale, eczemi secchi, asma cardiaca. Da questo si comprende l’importanza della detossificazione, spesso questo percorso verso il miglioramento della salute è causa di sintomi spiacevoli, le tossine quando lasciano il nostro corpo non lo fanno senza arrecare disturbi che però non durano molto e sono detti effetti simpatici, come il mal di testa o bruciore di stomaco o nause diarrea vomito, dolori muscolari, orticaria, cattivo umore, stanchezza... si avrà l’accortezza di fare tutto in modo graduale affinché il movimento tossinico non dia molto fastidio, come ho detto prima il sintomo è un eliminazione quindi la strada verso la guarigione. I fenomeni simpatici si verificano ogni qual volta si tenta un regime dimagrante…avrete notato di come si diventa più nervosi e altri sintomi il motivo è sempre lo stesso s’inizia una sorta di disintossicazione con l’eliminazione delle tossine nella cellula adiposa. Limitare il consumo di sale, evitare oli idrogenati con additivi antiossidanti  Alcune regole per qualche giorno di detox: eliminare lo zucchero bianco raffinato, eliminare dolci, cioccolato, gelati e caramelle, non fumare, evitare alcolici, te nero e caffè, consumare poco latte e latticini (meglio se eliminarli del tutto), bere almeno 1,5-2 litri d’acqua al giorno, aumentare il consumo di frutta e verdura e cereali integrali, consumare possibilmente prodotti di cui si conosce la provenienza e se possibile del luogo e di stagione, evitare cibi in scatola. Evitare anche alimenti troppo cotti e preferire i crudi o massimo a vapore, eliminare il consumo di carne e pesce e di tutte le fonti animali, masticare molto bene il cibo accuratamente e a lungo, fare movimento all’aria aperta preferibilmente di mattina.

Gabriella Filice