domenica 17 maggio 2015

L’effetto delle Proteine della Carne sul Comportamento Umano

Moltissimi sono gli animali che forniscono all’uomo le proteine della loro carne a scopo alimentare. Tali proteine creano indubbiamente nell’uomo aggressività, violenza, odio e insensibilità morale: si può pertanto affermare che la carne influisce negativamente sul comportamento umano. Al contrario, il vegetariano crea le basi per un atteggiamento caratterizzato da tolleranza, mitezza, socievolezza e condivisione. Oggi, le affermazioni e le intuizioni di grandi uomini contrarie al ricorso alle proteine della carne possono avvalersi anche della chimica dei neurotrasmettitori e della neurobiologia, discipline scientifiche che spiegano come, e per effetto di quali alimenti, si creano determinati comportamenti nell’uomo. Conseguentemente, noi possiamo oggi operare con accresciuta sicurezza delle scelte consapevoli tra i vari cibi, preferendo alcuni ed evitando altri. Occorre, fra l’altro, respingere l’affermazione che la violenza è insita nella natura umana: nessuno nasce aggressivo e cattivo, ma può diventarlo con l’alimentazione carnea.

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Conseguenze delle proteine della carne sul comportamento umano :
Le proteine animali indicate commercialmente come “carne” sono quelle del tessuto muscolare di vertebrati terricoli i cui cadaveri l’uomo utilizza a scopo alimentare. In particolare si tratta di bovini: (bue, bufalo, bisonte); cervo, capriolo, daino, renna; cammello, alce, dromedario; capra, pecora; asino, cavallo; lepre, coniglio; riccio di terra, ippopotamo, canguro, suini (maiale, cinghiale, ecc.). L’uomo utilizza, a scopo alimentare, anche la “carne” di vertebrati non terricoli: quelle dei pesci (il pesce, non dimentichiamo, è “carne di pesce”) e di altri animali acquatici (balena, rana), nonché le carni di uccelli (pollame, anatra, tacchino, struzzo, cacciagione varia). Ma l’uomo che mangia carne infierisce, uccidendoli e poi mangiandoli, su molti animali invertebrati, come: molluschi (polpo, seppia, calamaro, patella, chiocciola, ostrica, mitilo, dattero di mare, cardio, manicaio, cappa lunga, folode, sigaro di mare, vongola). Crostacei (gambero di fiume, gambero di mare, aragosta, scampo, gammano, granchio di mare, cancro, squilla, mala, grancevola). Echinodermi (riccio di mare, trepang-oloturia). Tale prelievo di proteine dal mondo animale costituisce una autentica carneficina, che non solo non è necessaria, non solo è eticamente riprovevole, ma che é anche apportatrice di stati patologici fisici, dovuti alla conseguente tossiemia (sino al cancro) e psichici (a causa dell’aggressività che induce nel comportamento). Di solito si intende per “carne” il tessuto muscolare (sempre contenente dei grassi “saturi”, cioè della peggiore qualità). Ma mangia carne anche chi mangia il fegato o le cosiddette “animelle” (pancreas, timo e ghiandole salivari) o il rene (rognone) o il cervello, organi non costituiti da tessuto muscolare; così pure mangia carne chi mangia la cosiddetta “trippa” (che è una parte del complesso stomaco dei ruminanti), oppure gli “insaccati”, come la coppa, il cotechino, la mortadella, il prosciutto, il salame, i1 würstel, lo zampone, ecc. Così ancora, mangia carne chi consuma la lingua o i muscoli della coda di bovini, oppure salciccia o bresaola o pancetta, ecc. E mangia carne anche chi mangia il caviale, la bottarga o (come in Cina) la carne di cane, o la cosiddetta “corata” o la “pagliata”.
Insomma, uno spaventoso massacro, un autentico grande olocausto.
Questo immane prelievo, a scopo alimentare, di proteine dal mondo animale influisce profondamente sul comportamento umano. In linea generale, in condizioni di vita naturale, gli animali carnivori sono feroci e aggressivi, mentre quelli non carnivori sono pacifici e socievoli. Un’altra facile constatazione: la graduale riduzione dell’aggressività dell’uomo a misura che esso passa da una dieta comprendente molta carne a una dieta che esclude i cibi iperproteici e in particolare la carne. È noto anche che i cani, sebbene in natura siano carnivori, se si vuole che montino con efficacia la guardia e aggrediscano persone a loro sconosciute, debbono essere alimentati con razioni di carne superiori al normale. Analogamente, se si vuole, in tempo di guerra, impiegare degli uomini in azioni belliche molto rischiose, occorre dar loro abbondanti razioni di carne, utilizzata come una droga atta a sviluppare aggressività, violenza e insensibilità morale; nell’Iliade di Omero si narra di festini a base di carne, ai quali prendevano parte i guerrieri, tra una battaglia e l’altra.
Seneca faceva notare che tra i mangiatori di gran quantità di carne si annoverano i tiranni, gli organizzatori di eccidi, di faide e di guerre fratricide, i mandanti di assassinii, gli schiavisti, mentre coloro che si nutrono dei frutti della terra hanno un comportamento mite.
Liebig racconta che nel giardino zoologico di Giesen l’orso, se era costretto a mangiare carne al posto di vegetali, diveniva oltremodo irrequieto e pericoloso.
Si può quindi affermare che l’igiene fisica è anche igiene mentale, come sosteneva J. Dalemont, descrivendo la storia dell’alimentazione umana nel suo lavoro “Manuale d’igiene mentale”.
È nota l’espressione “la carne mi dà la carica”, usata da chi vuole giustificarne l’uso alimentare, dato che questa società, basata sulla competitività, sulla libera e sfrenata concorrenza e sull’arrivismo, esige dall’individuo una grinta aggressiva che permetta di farsi strada (è nota la frase “struggle for life”).
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E non è un caso che questi due grandi pensatori siano stati vegetariani. Il Beccari, fra l’altro, è lo scopritore del glutine e della isovalenza tra le proteine vegetali e quelle animali. L’uomo non è un semplice tubo digerente da riempire con cibi vari. L’uomo è un essere pensante, il cui cervello è un organo che, come tutti gli altri organi del corpo, deve essere nutrito con il materiale che occorre al suo metabolismo e che gli porta la corrente sanguigna. E poiché noi oggi mangiamo in gran parte cibi prodotti dalle industrie alimentari, vendute solo a scopo di profitto e non tenendo in alcun conto le nostre autentiche necessità alimentari naturali, si può affermare che, come la medicina ufficiale é condizionata e finanziata dall’industria farmaceutica, così la cosiddetta “scienza dell’alimentazione” è completamente nelle mani dell’industria chimica del cibo.
Tale industria, in notevole parte, cerca di smerciare autentici “cibi-spazzatura”, soprattutto quelli a base di proteine della carne, servendosi anche del potente ausilio dei mass-media. Succede, quindi, che un’accettazione acritica di tali attività degli industriali alimentari, si traduce inevitabilmente, sul piano pratico, in comportamenti violenti nei riguardi dei nostri simili e degli altri esseri viventi, a causa dell’aggressività indotta dal cibo cadaverico. Già il grande Giovenale (Satira X,512) circa venti secoli fa aveva sentenziato, con una massima eterna, la stretta dipendenza della sanità della mente da quella del corpo: “Mens sana in corpore sano”.
La mente, quindi, non può essere sana se non è sano il corpo, il che, in termini pratici, significa che occorre dare alla salute del corpo la priorità essendo essa “conditio sine qua non” per la salute mentale. Molto più tardi, nel XVII secolo, un’altra voce autorevole, quella del filosofo inglese John Locke, nella sua opera “Pensieri sull’educazione” (1693) sottolineava la validità dell’assioma di Giovenale, cioè la dipendenza della sanità della mente da quella del corpo.
Da quanto precede deriva la grande importanza del vegetarismo (nella accezione, beninteso, derivante da una giusta valutazione dell’origine etimologica del termine) il quale, disintossicando il corpo, purifica anche il sangue che nutre il cervello; il pensiero, di conseguenza, si fa più lucido e penetrante, ne consegue una vera e propria “dilatazione della mente”, aumenta la capacità di autocontrollo e la resistenza al lavoro intellettuale e a quello fisico e si instaura un atteggiamento caratterizzato da tolleranza, mitezza, disponibilità al dialogo sereno, alla ricerca di soluzioni pacifiche delle vertenze, all’amore, alla socievolezza, alla condivisione.
L’attività elettrica del cervello, rivelata elettroencefalograficamente (EEG), ha evidenziato che l’alimentazione vegetariana induce il cosiddetto “ritmo alfa”, che é espressione di uno stato di rilassamento neuromuscolare non solo del cervello, ma di tutto l’organismo. Leadbeater sostiene che tale indagine scientifica comprova la benefica azione del vegetarismo sul comportamento, in quanto vi apporta una sensazione di benessere “analogo allo stato di meditazione sulle realtà più profonde”.
Ecco perché gli uomini più intelligenti, più colti, più aperti, più tolleranti del mondo, di tutti i tempi, si annoverano tra i vegetariani, in tutti i campi dello scibile: nelle scienze, nella filosofia, nell’arte, nella letteratura, nella medicina, ecc.
È ovvio, quindi, che se il sangue che nutre il cervello vi porta i cataboliti della carne, la fisiologia cerebrale ne resterà influenzata e il comportamento, invece, sarà caratterizzato - ripetiamo - da intolleranza, tendenza alla litigiosità e all’aggressività: al posto dell’amore, l’odio; al posto della convivialità e della unione, la separazione, l’annullamento della socialità, la violenza. L’uomo é, così, cacciato nella asocialità e in un feroce individualismo. È quel che vuole il potere: “Divide et impera!” Ecco perché il potere (che sa manovrare l’arma alimentare per influire, con essa, sul comportamento umano e orientarlo verso ciò che fa più comodo ai detentori del potere) fa di tutto per indurci a mangiare cibi morti, avvelenati e quindi intossicanti, soprattutto la carne. Il bersaglio è infatti, in ultima analisi, il cervello, che si vuol rendere incapace di capire. In conclusione, mentre il vegetarianesimo favorisce le più eccelse facoltà cognitive, i carnami deprimono tali attività cognitive, esaltando, invece, comportamenti dannosi all’individuo e alla società, e aumenta, di conseguenza, la quantità di serotonina che può ottenersi. Invece, un pasto ricco di proteine della carne riduce la presenza di triptofano nel cervello e, conseguentemente, determina uno stato di aggressività, di ansia, di propensione alla lotta. La scelta degli alimenti influenza, quindi, il comportamento e le emozioni.
Quanto ci dice il dott. Rossi ha trovato conferma sperimentale da parte di John Fernstrom e Richard Hurthman, biologi del Dipartimento della Nutrizione e delle Scienze Alimentari del Massachusetts Institute of Tecnology.
La serotonina si è pertanto meritata l’appellativo di “sonnotonina”, a causa della sua particolare capacità di produrre sonno. Da parte di alcuni “nutrizionisti” contrari al vegetarismo (per vari motivi, leciti o inconfessabili) si cerca di sostenere che l’aggressività non è determinata dalle proteine della carne, ma sarebbe insita nella natura umana; affermazione assurda, giacché nessuno nasce aggressivo e cattivo, ma può diventarlo con l’alimentazione carnea. Il noto antropologo prof. Luigi Lombardi Satriani ci dice al riguardo: “È un alibi rinviare l’aggressività alla natura; un alibi che la nostra società cerca di fornire a sé stessa per scaricarsi di molte responsabilità”. In realtà, nessun uomo nasce “cattivo”. Se così fosse, l’aggressività sarebbe universale, cosa che l’antropologia smentisce. Sono esistite, ed esistono ancora, società che hanno sviluppato culture assolutamente non violente. Per esempio, certe tribù dell’Africa o gruppi di Indios del Brasile nord-occidentale o gli Indios Piaroa in Venezuela, hanno costruito una società molto pacifica, volta alla cooperazione, non c’é traccia di aggressività nell’educazione dei loro bambini e i giochi infantili rispecchiano l’equilibrio del sistema: sono fatti di danze, canti, amore. L’odio è sconosciuto ed è risaputo che queste popolazioni sono vegetariane. Quale migliore prova che l’alimentazione forgia il carattere?
Non va dimenticato che i potenti ci tenevano a manifestare la loro pretesa “superiorità” praticando ed esibendo un carnivorismo deciso poiché, secondo loro, la carne, simbolo alimentare della violenza, doveva rappresentare l’irrinunciabile distintivo dei forti. Ma per mangiare carne occorre che in precedenza ci sia stato un atto violento culminato nell’uccisione di un animale; quindi il consumo di carne, essendo basato su un assassinio, non può che essere associato alla violenza e alla forza bruta. Al contrario, il vegetarismo richiama la stabilità, la tranquillità, la serenità del mondo vegetale che, nella sua possente nobiltà, trae dalla madre terra vita e forza per farne dono all’umanità. Il prof. Carlo Sirtori, noto clinico e scienziato, ha messo giustamente in luce che il ricorso alle proteine della carne da parte dell’uomo crea aggressività perché nella carne il calcio e il fosforo sono presenti nel rapporto di 1 parte di calcio contro 50 di fosforo. Mangiando carne, si introduce quindi un eccesso di fosforo, innaturale per l’uomo, nel cui latte il rapporto calcio/fosforo é di 2 ad 1. “Questo fatto- commenta Sirtori- comporta una caduta del tasso di calcio, con conseguente instaurazione, nel comportamento umano, di irritabilità e aggressività, che nei bambini può provocare delle crisi convulsive”.
Nel 1992 ai marines americani che si preparavano a entrare in azione durante la famosa “Guerra del Golfo” furono fatti pervenire, in aggiunta alle “normali” e già abbondanti razioni di carne, 50.000 tacchini. Motivo: “Sono soldati e devono mangiare molta carne”. In altri termini: “Devono aggredire e la carne serve per renderli aggressivi”. Termino questo mio intervento citando la nota frase del fisiologo Jacopo Moleschott, che conferma l’aggressività indotta dalla carne: “L’irlandese, finché si nutrirà di patate, sarà sottomesso dall’inglese che mangia beef-steak e roast-beef”.

[Del prof Armando D'Elia
Naturalista, chimico, studioso di dietetica vegetariana (Comitato Scientifico AVI)
]

mercoledì 15 aprile 2015

"Lasagna alla carbonara" fruttariana


è costituita da quattro sfoglie di zucchine alternate con quattro diversi strati di salsa frullata sovrastante. Ogni sfoglia di zucchine (con buccia) si ottiene tagliandole per lungo a sfogliette sottili rettangolari (con mandolina, o al limite col “pelapatate”) e accostandole una a fianco all’altra, col bordo accavallato, fino alla larghezza totale della teglia, partendo dal basso:


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1. Sopra la prima sfoglia di zucchine va versato uno strato (quantità a seconda dei gusti, da mezzo centimetro o anche meno fino a un centimetro abbondante) di salsa frullata di: zucca (50%), avocado (20%), pomodori secchi (10%), olio d’oliva denocciolato spremuto a freddo (bio) (20%), aggiungendo alla fine un po’ di pomodori secchi a pezzettini molto piccoli (la pancetta fruttariana);

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2. dopo posta la seconda sfoglia di zucchine, va versato uno strato (spesso circa la metà del primo) di frullato di pomodorini (che conviene prima scolare in un colino per togliere l’acqua in sovrappiù);

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3. dopo la terza sfoglia di zucchine, va versato uno strato (spessore uguale al secondo) di una salsa frullata di zucca e olive nere;

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4. dopo la quarta sfoglia, si può aggiungere un altro strato di condimento facoltativo uguale al primo strato, dopodiché si pone una copertura omogenea di fette di pomodoro tondo e un altro po’ di suddetta pancetta fruttariana e di olio denocciolato. In aggiunta, si può speziare con la paprika dolce fatta in casa (peperone rosso essiccato completamente a temperatura inferiore ai 45 gradi e poi frullato molto sottile) e si può inoltre decorare con ulteriore zucchina (magari i pezzetti rimasti) tagliata a julienne.

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La lasagna fruttariana è uno dei piatti più gustosi sull’intero pianeta.

È davvero l’INIZIO DEL MONDO!!

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Si potrà anche abbondare con i condimenti super-salutari a base di frutta grassa (sono tutti grassi insaturi che fanno bene) e ortaggio! Per persone amanti della lasagna STRACONDITA (con sopra il parmigiano fruttariano: melanzana essiccata 4 ore a fettine sottili e poi frullata):

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Altri esempi di lasagne-tortino realizzate allo stesso modo, ma con base di zucchina tonda e melanzana deamarizzata, con banali coppapasta:

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 Buon appetito!

mercoledì 25 marzo 2015

SPAGHETTI FRUTTARIANI CON SUGO ALLE OLIVE

Spaghetti di zucchina con salsa frullata di pomodorini, olive nere e verdi denocciolate e poco olio d'oliva denocciolato biologico.

lunedì 16 marzo 2015

ARANCINA FRUTTARIANA (la prima in assoluto nella storia)




La parte interna è costituita da:
Base: riso di zucchina fatto per bene, tagliando prima la zucchina a spaghetti (con attrezzo adatto tipo Spiromat o Spiralix) e poi con coltello velocemente per formare i “chicchi”.

Ragù: preparato frullando melanzana tonda deamarizzata con un 15% di olio di oliva denocciolato, poi essiccare, non eccessivamente, il frullato per circa 4 ore, e frullarlo di nuovo grossolanamente dopo che avrà preso consistenza (per essiccazione si intende sempre a una temperatura non superiore ai 45, max 50 gradi).






Condimento: 70% di avocado (il burro del marinaio); 15% olio denocciolato d'oliva bio; 6% pomodoro; 9% zucchina frullati insieme.
Aggiunta, nel condimento, del “prosciutto” fruttariano a cubetti (classico delle arancine): pomodoro secco tagliato a cubetti piccoli, quanto basta.
Mescolare bene il tutto: riso, condimento e ragù e compattarlo in varie sfere.




Strato esterno:

frullare un bel po' di zucca con un 15% di olio denocciolato, e porre ad essiccare il frullato ottenuto, con carta da forno per evitare la scolatura.
 



Una volta che sarà diventato secco, rifrullarlo per ottenere una farina perfetta (e cruda!!) sulla quale avvolgere le sfere ben compattate della parte interna suddetta.


Bisogna cercare di non farle rompere: questo passaggio richiede una certa manualità e delicatezza nell'operare, ma una volta riusciti a plasmare le sfere (magari farle piccoline in modo da riuscire meglio; aiutarsi con qualche arnese da cucina) intorno alla farina di zucca, basterà solamente porre su carta da forno le arancine, ed essiccarle ancora per qualche ora affinché divengano più compatte e maneggevoli, oltre che molto più gustose. 

 
 



 

Minestrone fruttariano di zucca e peperone



Zucca (possibilmente cucurbita maxima) abbondante (sui 

3-4 etti) frullata grossolanamente insieme a 1 peperone rosso 

medio-grande, due zucchine piccole,1 etto di pomodorini 

ciliegino e 20 grammi di olio d'oliva denocciolato. Aggiunta 

finale di 1 etto di pomodoro tagliato a pezzi e mescolato.







 
Aggiunta finale facoltativa di frutta grasso-proteica : poche 
olive denocciolate e/o avocado a pezzetti.






Aggiunta finale facoltativa di paprika dolce fruttariana 

(peperone rosso essiccato* del tutto e poi frullato molto 

fino); 

o del “parmigiano” fruttariano (melanzana tonda tagliata 

sottile, essiccata* circa 4 ore e poi frullata).

Scaldare il piatto a una temperatura mai superiore ai 50 

gradi 

per evitare la cottura del cibo, affinché rimanga crudo, 

quanto basta (15-20-25 minuti).

*L'essiccazione va fatta sempre a una temperatura non 

maggiore di 50 gradi. Meglio tenerla a 45 gradi massimo.

Timballo di "riso" fruttariano

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Riso di zucchina
condito con:
salsa di 50% avocado, 20% zucca, 10% pomodori secchi, 20% olio d’oliva denocciolato spremuto a freddo (meglio bio);
ragù di melanzane quanto basta: melanzane deamarizzate, frullate, essiccate, poi rifrullate in modo grossolano.
Copertura finale:
rondelle di pomodoro grande tondo,
farina di zucca: zucca frullata, poi distribuita su carta da forno omogeneamente ed essiccata (a non più di 42 gradi) molte ore, poi rifrullata per ottenerne una farina deliziosa.